La Peta Tonne

La Peta Tonne (Pietra Tonda)

Per lunghissimo tempo su via Bari in fondo, incastrata in un muretto a secco, si trovava una pietra antica dalla forma rotonda, alla quale i casamassimesi erano molto legati, in quanto una tradizione locale racconta che il 5 aprile 1799, una truppa di soldati francesi comandati dal generale Broussier si ritrovò alle porte di Csamassima per diffondere anche qui i principi di libertà, uguaglianza e fratellanza, scontrandosi quindi con i sanfedisti sostenitori del re Ferdinando IV di Borbone. E fin qui è storia. Broussier voleva saccheggiare e distruggere i paesi fedeli al re, e tra questi Casamassima. E qui la leggenda che racconta che il generale francese arrivato all’incrocio delle “cinque strade”, incontrò una giovane contadina seduta su una pietra di forma circolare, alla quale chiese di mostrargli la strada per Casamassima, ma la giovane indicò una via diversa allontanandoli. Dopo una settimana, il 12 aprile, le truppe francesi nel rientrare a Napoli, transitarono nuovamente da Casamassima, facendo rifugiare la popolazione impaurita in campagna e nella chiesa del Purgatorio. Broussier, incuriosito dalla folla si affacciò nella chiesa e guardando verso l’altare, con grande stupore, riconobbe nella statua la contadina che lo aveva indirizzato verso un altro luogo. Chiese quindi ai presenti di aprire la nicchia, e tolta dalla sua divisa la sua decorazione più preziosa, la appuntò sul petto della Madonna, quindi montò a cavallo e si allontanò con la truppa senza recare danno al paese. Da allora la Madonna del Carmine fu proclamata Patrona di Casamassima, e che fosse organizzata una festa in suo onore ogni anno. In verità la Pietra Tonda è un reperto archeologico del diametro di circa 100 cm e 80 cm di spessore, e dovrebbe essere un “limites romano” identificabile con i resti della centuriazione, il sistema con cui i romani organizzavano il territorio agricolo secondo un reticolo ortogonale. Con l’apertura della strada Via della Pietra Tonda, il reperto è stato sistemato in un monumento ideato dall'architetto Donato Capacchione, già responsabile U.T.C. Comune, che ne mette in risalto il valore archeologico e al tempo stesso racconta la leggenda in un bel disegno dell’indimenticato artista Giuseppe Nitti.